Crisi di COVID-19: il settore turistico in Italia crolla

La sicurezza percepita dai principali mercati europei cala in modo significativo, e i prezzi dei voli e degli hotel mostrano una manacanza di domanda.

L’Italia è il paese occidentale più colpito dalla crisi COVID-19, con oltre 3.000 casi confermati ed oltre 100 decessi al 5 marzo. Questa crisi di salute pubblica sta colpendo direttamente il settore turistico, che deve affrontare una sfida senza precedenti.

Mabrian Technologies, una societá di consulenza specializzata in Informazione turistica, ha condotto uno studio per quantificare l’impatto di questa crisi sul settore sulla base di diverse variabili: volume di menzioni turistiche relative al Coronavirus (COVID-19), Indice di Sicurezza Percepito – Security Perception Index – riguardo alla destinazione, l’evoluzione dei prezzi di voli e hotel. Lo studio si è concentrato sui principali mercati europei per l’Italia: Regno Unito, Germania, Spagna e Francia.

Evoluzione delle menzioni turistiche relative a Coronavirus versus il Security Perception Index riguardo alla destinazione

La piattaforma Mabrian filtra e analizza le menzioni con rilevanza turistica nei SOCIAL MEDIA riguardo ad una destinazione. Per fare ciò, capta tutte le interazioni su Instagram e Twitter e scarta tutte quelle che non contribuiscono alla conoscenza del visitatore o potenziale visitatore (menzioni commerciali, politiche, sportive, spam, menzioni locali, ecc.). Oltre a una misurazione quantitativa, la piattaforma Mabrian è in grado di misurare i sentimenti delle menzioni sotto vari aspetti, tra i quali quelli in relazione alla sicurezza percepita. In questo modo, ha creato il Security Perception Index della destinazione, che consente di misurare la sensibilità dei diversi mercati rispetto alla crisi del Coronavirus.

Da questo campione, l’evoluzione giornaliera di entrambi gli indicatori è stata analizzata dall’inizio della crisi COVID-19.

A livello globale per la destinazione Italia, si osserva chiaramente che l’impatto della crisi sanitaria si è immediatamente trasferito agli indicatori turistici con un aumento esponenziale delle menzioni turistiche legate al virus tra il 20 e il 24 febbraio. Questo picco di menzioni coincide praticamente con il più grande calo della fiducia dei visitatori il 25 febbraio, dove l’Indice di Percezione della Sicurezza scende al suo valore minimo.

Da quel momento in poi, il volume delle menzioni turistiche legate alla crisi diminuisce, ma tuttavia il loro sentimento riguardo alla percezione della sicurezza non si riprende allo stesso ritmo, segnando un nuovo calo dal giorno 28.

Analizzando l’evoluzione di questi indicatori dal punto di vista dei diversi mercati di origine, possiamo rilevare differenti reazioni e sensibilità rispetto alla crisi.

Il mercato britannico è quello che mostra il calo più prematuro della percezione della sicurezza del destino, che inizia dalle prime informazioni sugli effetti della crisi in Italia. Tuttavia, con il passare dei giorni, se da un lato il numero di menzioni turistiche legate al Coronavirus è aumentato notevolmente, dall’altro la percezione della sicurezza ha recuperato a un ritmo più rapido rispetto agli altri mercati analizzati.

Il mercato tedesco è quello che mostra un minor impatto in termine di volume di menzioni turistiche legate al virus. Tuttavia, l’effetto sulla percezione della sicurezza del destino è notevole. Il massimo calo di fiducia coincide con il picco di menzioni.

Il mercato spagnolo è stato quello che ha maggiormente notato l’impatto della crisi in relazione al numero di menzioni turistiche legate al Coronavirus. La percezione della sicurezza cade notevolmente nei giorni di punta delle menzioni. Tuttavia, è il secondo mercato più veloce a ritrovare la fiducia dopo gli inglesi.

Il mercato francese è quello che mostra il più alto grado di sensibilità alla crisi in Italia. Sebbene l’impatto sul volume delle menzioni turistiche correlate sia inferiore rispetto al caso degli spagnoli e britannici, l’effetto sulla caduta della Security Perception è più pronunciato, mostrando pochi segnali di ripresa.

Le compagnie aeree riadattano l’offerta. Evoluzione dei prezzi medi dei voli

Uno dei settori maggiormente colpiti da questa crisi è quello delle compagnie aeree che, dopo il drastico calo della domanda, sono state costrette ad abbassare i prezzi e annullare i collegamenti. Mabrian ha misurato questo impatto monitorando l’evoluzione dei prezzi medi dei voli per volare in Italia tra il 17 febbraio e il 30 marzo, rispetto all’anno precedente. Per lo studio, sono stati presi a campione i 25 principali aeroporti in Italia includendo tutte le rotte e le compagnie aeree che operano nei paesi di origine analizzati.

Il mercato che è stato maggiormente colpito per quanto riguarda i prezzi dei voli è quello britannico, con un calo medio del 33% per il periodo considerato, scendendo addirittura al 43% per viaggiare in Italia durante l’ultima settimana di marzo. I prezzi medi settimanali da Spagna e Francia diminuiscono in misura minore (circa il 10% in media), ma segnano differenze del 30% per viaggiare nell’ultima settimana di marzo. La Germania è l’unico mercato analizzato in cui i prezzi medi dei voli mostrano una certa stabilità rispetto all’anno precedente, anche mostrando un rimbalzo medio del 10%, un fatto che potrebbe essere correlato al tipo di compagnie aeree che collegano il paese con l’Italia (regolare vs basso costo).

Albergatori senza margine di reazione. Evoluzione dei prezzi medi

Il settore alberghiero è quello con il minor potere di reazione riguardo questo drastico calo della domanda. Ciò significa che l’impatto della crisi è più pronunciato, trascinando i prezzi medi a cali di oltre il 30% in alcuni casi. Mabrian ci mostra l’evoluzione interannuale dei prezzi settimanali medi per le prenotazioni di soggiorni, con due settimane di anticipo, in hotel tra il 1 e il 19 marzo. Per lo studio, sono stati analizzati i prezzi di 24.460 hotel di 3 e 5 stelle in tutta Italia.

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